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Osteoporosi e menopausa

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Osteoporosi e menopausa

Che cosa è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, che induce un’aumentata fragilità ossea con un conseguente aumento del rischio di frattura.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1994, ha definito quattro criteri diagnostici:

  • Normalità;
  • Osteopenia;
  • Osteoporosi,
  • Osteoporosi severa.

La precedente suddivisione è basata sul valore della densità minerale ossea (BMD). La BMD dipende dal picco di massa ossea raggiunto all’apice dello sviluppo e dalla perdita ossea correlata a menopausa e invecchiamento ed è influenzata da fattori genetici e nutrizionali, abitudini di vita, malattie coesistenti e terapie farmacologiche.

Attualmente, la misurazione della massa ossea costituisce la base per la diagnosi di osteoporosi ed è valutabile tramite la densitometria ossea.

Questi criteri si applicano alle donne in menopausa e si calcola che almeno il 30% di esse sia affetto da osteoporosi a rischio di frattura. La definizione di osteoporosi racchiude il concetto che la massa ossea ridotta è una componente importante del rischio di frattura, anche se si sottolinea che nello scheletro si verificano altre modificazioni strutturali.

 

Quanti tipi di osteoporosi esistono?

Possiamo classificare l’osteoporosi in tre forme cliniche:

  • Osteoporosi primitiva: post-menopausale e senile;
  • Osteoporosi secondaria (derivanti da patologie metaboliche e/o nutrizionali, malattie genetiche, farmaci);
  • Osteoporosi idiopatica giovanile.

In particolare, si stima che in Italia l’osteoporosi colpisca circa 5.000.000 di persone, di cui l’80% sono donne in post menopausa.

Quali sono i fattori di rischio?

I principali fattori di rischio dell’osteoporosi sono rappresentati dall’età, pregresse fratture da fragilità ossea o familiarità per tali tipi di fratture, comorbilità, terapie farmacologiche e cortisoniche, basso indice di massa corporea, fumo e alcool in eccesso, menopausa precoce e ridotta attività fisica.

 

È possibile fare prevenzione?

Si! La prevenzione, cioè le misure attuate per impedire o rallentare la comparsa dell’osteoporosi, risulta di fondamentale importanza. Queste misure possono essere:

  • Assunzione di una quantità adeguata di calcio e di vitamina D3;
  • Dieta adeguata ed equilibrata con un corretto apporto di proteine, carboidrati e lipidi;
  • Eliminare il fumo e l’abuso di alcol;
  • Evitare la sedentarietà ed eseguire un adeguato esercizio fisico terapeutico.

 

Che cosa significa “esercizio fisico terapeutico”?

L’esercizio fisico terapeutico viene definito come un’attività fisica programmata, strutturata e ripetuta. Gli obiettivi che esso si prefigge nelle malattie reumatiche (come nell’osteoporosi) sono il miglioramento della motilità articolare, della forza muscolare e della forma fisica.

Alcuni studi scientifici hanno evidenziato l’importanza dell’esercizio fisico terapeutico in rapporto all’azione di stimolazione meccanica e dinamica sull’osso.

È noto infatti che, in corso di osteoporosi, periodi, anche brevi, d’immobilizzazione sono deleteri per la densità minerale ossea. Tuttavia, l’impatto di programmi di esercizio fisico sulla prevenzione dell’osteoporosi varia in funzione della frequenza, durata, intensità del programma e dell’età d’inizio. Inoltre, l’efficacia dell’esercizio fisico è sede-specifica, pertanto il terapista si focalizzerà nella scelta di una serie di esercizi che possano agire sui segmenti corporei di maggior interesse clinico del paziente specifico.

Nelle donne in post-menopausa, programmi che combinano jogging con altre attività a basso impatto e programmi che includono attività ad alto impatto e allenamento di resistenza riducono la perdita di densità minerale ossea a livello dell’anca e del rachide; programmi di attività fisica sia di breve che di lunga durata migliorano la qualità di vita, riducendo il dolore e migliorando la funzione fisica e la vitalità.

A cosa punta la riabilitazione?

L’intervento riabilitativo è diretto al miglioramento della resistenza e della forza muscolare in modo tale da prevenire le cadute ed aumentare l’equilibrio, la coordinazione e la mobilità articolare. L’esercizio fisico favorisce l’aumento della massa ossea, grazie al carico meccanico e alle contrazioni muscolari; riduce sensibilmente l’assunzione di analgesici e consente di incrementare le attività funzionali dell’individuo. Per stimolare al meglio l’attività osteogenica, l’attività fisica consigliata deve essere dinamica, soprattutto dei distretti anatomici colpiti dall’osteoporosi, come il femore e la colonna vertebrale.

L’esercizio fisico terapeutico può prevedere una rieducazione all’equilibrio e alla deambulazione per ridurre il rischio di caduta e, di conseguenza, il rischio di fratture.

La terapia può essere individuale o di gruppo, in modo da consentire al paziente di convivere meglio con la sua patologia e di avere un maggiore supporto psicologico.

 

Sitografia:

http://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=4491&area=Salutedonna&menu=patologie

http://www.riabilitazionereumatologica.org/?9-b-Il-trattamento-riabilitativo-nell-osteoporosi-Evidenze-scientifiche

Linee Guida SIOMMMS per diagnosi, prevenzione e terapia dell’osteoporosi (lingua italiana)

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1171_ulterioriallegati_ulterioreallegato_0_alleg.pdf

 

https://www.siommms.it/wp-content/uploads/2015/11/Linee-guida-OP_2015.pdf